La MOSTRA è stata allestita nelle sale situate al primo livello del museo, nella prima, i pannelli esplicativi ed il monitor introduranno i visitatori alla storia delle eruzioni vesuviane, della cava Ranieri e degli scavi archeologici delle ville.
Nella sala successiva sono esposti in apposite teche, diversi reperti di vasellame fittile, vari tipi di anfore, antefisse ed attrezzi agricoli per la coltivazione dei fondi annessi alle ville.
Alcuni dei reperti in mostra come l’antefissa raffigurante una figura femminile provengono dalla VILLA 1 scavata fra il 1981 ed il 1983 per un area di circa 600 metri quadri, è solo una parte del vasto edificio ancora sepolto sotto le ceneri.
Come gran parte delle ville romane svolgeva principalmente la funzione di fattoria, ma era provvista anche di un quartiere padronale per l’otium dei proprietari. La parte riportata in luce è principalmente relativa alla quella rustica per la produzione del vino, che veniva lavorato in modo molto simile a come si faceva ancora qualche generazione fa intorno al Vesuvio. L’uva veniva raccolta nel vigneto e rapidamente portata alla fattoria, dove veniva pigiata sotto i piedi e poi passata al torchio, per finire nella cella vinaria. Il succo d’uva diventava prima mosto e poi vino.
Altri reperti come vasellame in terracotta pesi da telaio ed attrezzi agricoli per la lavorazione dei fondi annessi alla ville provengono invece dalla VILLA 2, di 1200 mq e scavata dal 1984 al 1992, è un bell’esempio di fattoria romana specializzata nella produzione del vino ed una fotografia di come doveva essere la vita in campagna al momento dell’eruzione.
Il cuore dell’edificio è costituito dalla corte, dalla stanza del torchio e dalla cella vinaria. Qui vi sono tracce di vecchi restauri: nel 79 d.C. la villa aveva già un paio di secoli ed era colpita dai terremoti precursori dell’eruzione. Le altre stanze intorno alla corte erano utilizzate per la vita dei contadini e per altre produzioni agricole.
Le fattorie romane erano un piccolo mondo autosufficiente in cui, oltre al principale prodotto commerciato, si coltivava quanto serviva per il sostentamento di chi vi abitava. Appena entrati, a sinistra dell’ingresso, c’è la cucina, molto grande e ben attrezzata con un focolare centrale e forno in un angolo. Da qui proviene il vasellame in terracotta.Dall’altro lato dell’ingresso è una grande stanza, usata come soggiorno o stanza per banchetti (triclinium). Qui al momento dell’eruzione si sono rifugiati gli abitanti della villa nel disperato tentativo di mettersi in salvo.
Infatti sono stati trovati gli scheletri di due cani e cinque esseri umani, tra i quali una giovane donna, con ancora indosso i preziosi gioielli d’oro, tre collane e due bracciali, ed a fianco un borsellino con 21 denari repubblicani ed imperiali. Nei pressi furono trovati altri preziosi, come uno specchio e l’argenteria per i banchetti.
Nelle altre sale sono esposti numerosi affreschi provenienti da diversi ambienti della VILLA 6 , inquadrabili nelle pitture di II stile, con suggestive rappresentazioni di prospettive architettoniche ed elementi legati al mondo dionisiaco. Nella sala centrale si potrà ammirare inoltre la pittura del Larario rinvenuto nell’ambiente cucina con la rappresentazione dei due lari e del Genio sacrificante e di due serpenti che si avvicinano ad un piatto di offerte.
La villa 6, scavata con diverse campagne di scavo dal 1993 al 2011 ed oggi purtroppo reinterrata, è un edificio complesso ed interessante copre una superfice di circa 2600 mq supera per dimensioni quella di Fannio Sinistore a Boscoreale e addirittura la famosa Casa del Fauno, che occupa un intero isolato a Pompei!
La villa, costruita quando in area vesuviana si parlava ancora in osco, è molto antica, ma subisce cambiamenti rilevanti nel corso del tempo. Quanto visibile riflette la fase di I secolo a.C., periodo in cui il quartiere padronale fu ampliato ed abbellito da affreschi monumentali. La villa subisce trasformazioni importanti per ampliare la produzione agricola nell’ultima fase di vita prima dell’eruzione.
Già dall’ingresso, la villa mostrava la ricchezza dei padroni, con un portico colonnato lungo il quale si aprivano le stanze decorate da mosaici ed affreschi. Superata una graziosa stanzetta si accedeva al quartiere rustico, con ampia cucina e altare per il culto delle divinità protettrici della famiglia. Proseguendo si notavano, intorno ad un ampio ambiente di servizio, le stanze riservate alla lavorazione dei prodotti agricoli.
Nel quartiere residenziale, riccamente affrescato, si poteva accedere ad un’altra parte della villa, aggiunta in seguito, ugualmente utilizzata per godere della vita in campagna. Qui erano le stanze da letto e da pranzo, abbellite da mosaici, e il quartiere termale venuto alla luce nel 2011.
Al tempo dell’eruzione, la villa era ancora abitata ed in attività, come dimostrano gli scheletri di sei adulti ed un bambino rinvenuti sulla via di fuga.
Le ville di cava Ranieri per motivi di sicurezza e tutela sono state reinterrate, si spera che in un prossimo futuro si creino le condizioni per la loro riscoperta.